Un altro episodio di xenofobia nel popolare rione napoletano. La destra aizza la protesta, e 80 migranti restano senza casa Pilotati da un ex leader di Forza Nuova ora in Fi, un gruppo di cittadini si oppone all’arrivo degli sgomberati di Pianura. Che dormono in strada
Vedendo dormire in strada i figli dei migranti sfrattati dallo stabile in via Trencia a Pianura venerdì pomeriggio, viene da chiedersi qual è lo stato di emergenza nazionale cui fa riferimento il governo quando parla di pericolo immigrazione. Addentrandosi in quello che nel linguaggio comune non può che definirsi ghetto, ci si domanderà se non sono forse questi richiedenti asilo che vivono in Italia da anni e i loro figli bambini nati sul suolo italiano la vera emergenza. I migranti, quasi ottanta, la maggior parte burkinabe, capoverdiani e polacchi, sono rimasti in strada l’altra notte, a nulla è servito preparare in tempo le proprie cose pensando di essere sistemati in un centro di accoglienza come gli altri residenti italiani dello stabile accolti nella municipalità di Pianura. Per loro infatti non c’è stata nessuna soluzione. Per meglio dire l’edificio ai Quartieri Spagnoli - una scuola in via Pasquale Scura individuata dal Comune di Napoli - è stato reso inaccessibile dalla protesta razzista di militanti di destra che insieme con alcuni residenti del posto hanno alzato barricate contro la possibile «invasione» degli stranieri. A guidare la cacciata sembra che ci fosse anche un consigliere municipale, Salvatore Lezzi, ex di Forza Nuova ora tra le fila di Forza Italia. Quando tutto era pronto e i pulmini stavano per portare i migranti al centro d’accoglienza improvvisato, anche la Questura è dovuta intervenire perché in quelle condizioni non si poteva garantire l’ordine pubblico. Ma nulla è cambiato. Ormai si era già sparsa la notizia che gli immigrati si sarebbero impossessati della scuola.
«Siamo al paradosso: il Comune non può entrare in un locale di sua proprietà - spiega l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli Giulio Riccio - una trentina di persone bloccano l’assistenza a quasi un centinaio di immigrati bisogni d’acqua, cibo e letti. Azioni del genere rientrano in pieno nella carrambata approvata l’altra notte dal governo sull’immigrazione. Ora stiamo provvedendo ad allestire un nuovo stabile dove contiamo di trasferire a breve i migranti». L’edificio in questione dovrebbe essere nella zona di Scampìa all’ombra delle Vele, probabilmente in via Fratelli Cervi, anche se non è escluso che il Comune di Napoli potrebbe sistemare una parte dei malcapitati temporaneamente a Ponticelli, in locali utilizzati dai lavoratori del Consorzio di Bacino Napoli 5. I migranti oramai esasperati da questo tira e molla denunciano un clima di discriminazione non solo da parte da parte della popolazione, ma anche da parte delle istituzioni che hanno preferito gestire la vicenda dello sfratto separando gli italiani dagli stranieri.
«Non si capisce perché per i napoletani è bastato l’intervento dell’assessore alla protezione civile - spiega Mohamed, da dieci anni residente dello stabile T1 - per noi è stato necessario anche quello dell’assessorato alle Politiche Sociali. Per di più gli italiani sono stati sistemati, per noi chissà quanto ancora ci vorrà. Questa è un’altra vera e propria discriminazione e se ne capisce anche il motivo: gli italiani servono perché hanno il diritto di voto, noi invece no». La notte all’addiaccio degli sfrattati di via Trencia è trascorsa lenta, tra venerdì e sabato mentre la città si preoccupava a trascorrere i bagordi dell’ultimo venerdì di luglio. Alla dura vita di stenti e degrado, venerdì sera per gli immigrati si è aggiunta l’ennesima mazzata.
Tutto è iniziato mercoledì in tarda sera quando nello stabile T1 di via Trencia, quartiere Pianura con un incendio in uno scantinato. Lo stabile, un raro caso di melting pot con 44 le famiglie italiane (sedici di queste in attesa di una casa, pare, sin dal lontano terremoto dell’80) e il resto oltre 80 persone migranti, è diventato più pericoloso di quanto non lo fosse già. E’ ormai nota da tempo che la palazzina di quattro piani è fatiscente, anche ad ottobre scorso la campagna di manifesti anti -immigrati di An per cacciare gli "stranieri" dal quartiere pose all’attenzione il problema. Ma se allora per gli ex missini si trattava solo di una questione di convivenza, il dramma dell’abbandono è rimasto. La città di Napoli ha a disposizione pochissimi centri di accoglienza ed è sembrato azzardato, o almeno inopportuno, procedere ad uno sgombero senza aver approntato prima una soluzione -paracadute.
«Come è possibile che il Comune di Napoli abbia pensato di risolvere una situazione così difficile in pochi giorni - si chiedono gli attivisti della Rete Antirazzista di Napoli - sono ormai dieci anni che non si trovano soluzioni per quel posto». I migranti di Pianura, quartiere con una delle più grandi comunità di immigrati soprattutto africani, intanto rivendicano il diritto alla casa per tutti senza confini e differenze e hanno già annunciato una manifestazione domani mattina alle ore 9 davanti al Comune di Napoli in piazza Municipio. «E’ assurdo arrivare a questo punto - spiega Aboubakar Soumahoro del Comitato Immigrati di Napoli - qui ci sono delle responsabilità istituzionali gravi, bambini di due o tre anni di vita hanno dormito di notte in strada senza avere una colpa. I responsabili di questa vicenda farebbero bene a pensare a dimettersi».
Ilaria Urbani