Non vogliamo rassegnarci all’idea che ogni giorno su queste pagine sia aggiornato il tragico bollettino della guerra ai migranti che si conduce con lo strumento della detenzione nei centri di permanenza temporanea d’Italia.
Non saremo mai assuefatti ai costi umani di gestione che le aberrazioni amministrative dei Cpt giorno dopo giorno macinano impunemente.
Sono passati cinque anni da quando al CPT di Trapani sei cittadini immigrati morirono nel fuoco in seguito ad una protesta, da allora il sistema CPT è diventato ancor più disumano, anche nei termini previsti dalla nuova legislazione, e in tutti i Centri di Permanenza Temporanea italiani sono continuate le rivolte, i tentativi di fuga contro la detenzione e l’ingiustizia della reclusione di donne e uomini che non solo non hanno commesso reati, ma sono vittime di leggi e politiche globali che li vogliono sfruttati, senza diritti e senza voce.
A Bologna assistiamo ad un altro atto di ribellione alla detenzione finito con un pestaggio violento che per le modalità con cui è avvenuto lascia pensare ad un’azione dimostrativa da parte delle forze dell’ordine, forse in accordo con l’ente gestore; nel frattempo da Milano arriva un’ulteriore dimostrazione della pericolosità della legge Bossi-Fini, che con i propri meccanismi rende possibili anche situazioni non previste nel suo testo, come ad esempio il trattenimento al Cpt Corelli di una persona regolarmente presente in Italia.
La vicenda del Cpt Corelli, trapelata grazie al lavoro sinergico delleassociazioni Ya Basta di Milano e Razzismo Stop di Padova, fa luce anche su alcuni dei meccanismi su cui si basa l’intero sistema della detenzione, in particolare sulla catena del comando e del controllo poliziesco del territorio che precede l’internamento e l’espulsione dei migranti.
Apprendiamo quanto già avevamo temuto rispetto alle conseguenze pratiche della legge 271/2004. Con la sua approvazione si ritorna ad una situazione precedente alla pronuncia sull’incostituzionalità del provvedimento di espulsione esposto dalla Corte di Cassazione: l’escamotage del Giudice di Pace introdotto per tutelare il diritto alla difesa altro non fa che legittimare invece una macchina burocratica semi automatizzata che impedisce alle persone di poter esercitare il diritto alla difesa legale.
Se le retate vengono sistematicamente programmate ed eseguite in un giorno in cui risulta più difficile rintracciare un avvocato, poniamo di giovedì sera – come avviene a Milano – vediamo allora le gabbie dei CPT riempirsi di donne e uomini che non avranno nessuna possibilità di sottrarsi da un destino deciso altrove, che non potranno fare nulla per arrestare la macchina della deportazione già in atto.
Alla manifestazione di sabato 4 dicembre contro la legge Bossi-Fini a Roma, la chiusura dei centri di detenzione sarà uno dei punti centrali di una mobilitazione più generale sui diritti.
Proprio per non rassegnarsi all’ingiustizia che rappresentano queste strutture, è importante continuare ad entrare nei centri per monitorarne la situazione, così come è importante sostenere ed ampliare la rete di iniziative, campagne, azioni per la chiusura di questi non luoghi.
Come spazio di informazione e comunicazione, il sito di Melting Pot riporterà tutte le iniziative che nel territorio nazionale si svilupperanno, anche in vista della giornata europea contro i centri di detenzione del 2 aprile 2005.