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Contro i CPT, per i diritti di cittadinanza globale

Tra pochi mesi è prevista l’apertura del nuovo centro di detenzione di Gradisca d’Isonzo (Go).
L’’ex caserma Polonio si appresta a diventare il più grande e aberrante lager moderno per rinchiudere e imprigionare centinaia di cittadini migranti che non hanno commesso nessun reato.

In questo territorio di confine, di accoglienza diffusa e di inclusione, da tempo cittadini e cittadine, amministratori, associazioni, organizzazioni, partiti, sindacati, movimenti e gruppi della società civile locale si sono espressi e mobilitati contro l’apertura sia attraverso appelli, iniziative, manifestazioni, che atti di sabotaggio.
Per sabato 26 febbraio è prevista una manifestazione a cui stanno aderendo da tutta Italia molte realtà associative, sindacali, partitiche.

In vista di questo appuntamento vogliamo riprendere e porre all’attenzione alcuni temi importanti.
La battaglia per la chiusura dei CPT è una battaglia europea, che si articola anche attraverso le mobilitazioni contro l’attuale organizzazione del lavoro, in cui frontiere, centri di trattenimento e deportazioni sono dispositivi di regolazione e governo della forza-lavoro.
Così come lo sono la legge Biagi, la mancanza di reddito e di accesso ai servizi fondamentali.
In poche parole la precarizzazione della vita.

La costituzione di una vera e propria fortezza ad est e sud dell’UE e il controllo dei migranti sono i cardini del nuovo ordine in cui l’Europa si è inserita. Al di là di specifiche misure come le restrizioni di forza lavoro provenienti dai membri nuovi o candidati dell’Unione, il punto in questione è l’accesso di lavoratori subordinati e sotto pagati, clandestini e semi-clandestini nell’economia informale dei paesi ricchi. La fortezza è un sistema di filtri più che un bastione. (A. Dal Lago)

All’interno di questo scenario i centri di detenzione - interni ed esterni - svolgono un ruolo centrale per mantenere il potere su quei lavoratori tenuti sempre sotto il ricatto della precrarietà, dell’incertezza, dell’infelicità!

Ed è in questo quadro generale ed europeo che si inserisce l’importanza di una battaglia globale per i diritti che attraversa giornate comuni come il 2 aprile (giornata di azione e mobilitazione contro i CPT, la militarizzazione delle frontiere, i dispositivi di controllo e deportazione del precariato migrante) arrivando alla EuroMayDay ’05, con decine di città europee che si riempiranno del senso nuovo che il Primo Maggio sta assumendo per molti precari in questi ultimi anni.

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Vedi anche "L’illegalità del CPT di Gradisca" Lettera aperta di Alessandro Metz (Consigliere Regionale dei Verdi Friuli Venezia Giulia)

Vedi anche "Gradisca - Il tempo sta finendo, le parole anche: sequestrare il cpt subito!"

[ lunedì 21 febbraio 2005 ]

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